Il Premio Strega

Dal 1947 ad oggi, il Premio Strega (sito ufficiale), con le sue sessantatre edizioni, permette uno sguardo retrospettivo sulle stagioni della migliore letteratura italiana dal dopoguerra in avanti. Nato per iniziativa dei coniugi Bellonci e dell’imprenditore Guido Alberti, lo Strega ha coinvolto i nomi della cultura italiana noti al più vasto pubblico, fino a diventare dei classici contemporanei, come Pavese, Flaiano, Tomasi di Lampedusa o Elsa Morante; inoltre, contribuisce a far conoscere autori forse meno frequentati, più appartati, ma altrettanto rilevanti come Piovene, Comisso, Parise, Cassola o Tobino. Anche i successi editoriali più recenti (Niccolò Ammaniti, Paolo Giordano, Antonio Pennacchi) hanno ottenuto questo prestigioso riconoscimento.
© 2011 Biblioteca Civica di Cuneo
bibliografia a cura di Elisa Morano e Francesco Macario
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1947 | Ennio Flaiano | Tempo di uccidere | L’unico romanzo del poligrafo Ennio Flaiano, “Tempo di uccidere”, ideato e composto tra ‘46 e ‘47, è una memorabile ricognizione nell’esperienza colonialista italiana. Si tratta della storia di un soldato impegnato nella campagna dell’Africa orientale italiana nella guerra d’Etiopia (1935-36). Il militare s’allontana dal campo, alla ricerca d’un medico; è un prosaico mal di denti a guidarlo nel suo cammino. Il viaggio lo porterà da una donna, casuale compagna d’avventura; finiranno per “contaminarsi” a vicenda, in uno scambio mortifero. Sfilano così i traumi della coscienza, i dubbi di una presenza straniata in un contesto anomalo, le ferite di fronte all’oppressione. | |
1950 | Cesare Pavese | La bella estate | Pubblicato per la prima volta nel 1949 a Torino dall’Einaudi ne “I supercoralli”, raggruppando tre romanzi brevi scritti in tempi diversi, Pavese presenta i tre racconti di “La bella estate” in questo modo: «Si tratta di un clima morale, un incontro di temi, una temperie ricorrente in ciascuno dei vari intrecci e ambienti è quello della tentazione, dell’ascendente che i giovani sono tutti condannati a subire. Un altro è la ricerca affannata del vizio, il bisogno baldanzoso di violare la norma, di toccare il limite. Un altro, l’abbattersi della naturale sanzione sul più colpevole e inerme, sul più “giovane”». | |
1952 | Alberto Moravia | I racconti | Sessantanove ‘nuovi’ racconti di Moravia, dispersi su giornali, riviste, almanacchi, fra il 1928 e il 1951 e scanditi in tre fasi. Pagine di sperimentazione sulle chiavi dell’erotismo come conoscenza di sé e dell’altro, in un’interpretazione psicanalitica, ma senza trascurare lo sfondo sociale e di classe in cui si svolgono le storie narrate, con particolare rilievo per Roma e la sua borghesia. | |
1955 | Giovanni Comisso | Un gatto attraversa la strada | C’è una bellissima definizione di Piovene di questo libro e dell’arte di Comisso nel trattare i personaggi: Il suo modo di avvicinarli è totalmente anarchico e il suo senso dell’umanità è stradale. Tutte le storie, che compongono questo multiforme affresco, si dipanano in una pacata riflessione sugli infortuni e sulle delizie della vita, attraverso uno stile speculare e piano, sereno ma non edulcorato. Un gatto attraversa la strada è fatto di poco, di aria leggera, ma non inquinata: ecco Pietro che viene derubato dei suoi animali, sospetta di un compaesano che ha lavorato in casa sua e poi deve ricredersi (‘Il sospetto’); ecco un’ostessa che sparla di una contadinella e continua a farlo nonostante la morte di questa, per poi pagare questa sua malignità con un ictus (‘L’ostessa maligna’)… | |
1956 | Giorgio Bassani | Cinque storie ferraresi | Bassani, ne “Il romanzo di Ferrara”, che si articola in sei parti, cioè “Dentro le mura”, “Gli occhiali d’oro”, “Il giardino dei Finzi-Contini”, “Dietro la porta”, “L’airone”, “L’odore del fieno”, fece confluire nel primo volume del grande affresco di Ferrara il materiale delle “Cinque storie ferraresi”, che aveva composto in diversi periodi, edite in volume nel 1956. Ferrara è la vera protagonista dei racconti: una Ferrara reale, storicamente connotata, riconoscibile nella rappresentazione delle sue vie ordinate e della sua raccolta eleganza, ma anche una Ferrara simbolica, segno di una condizione esistenziale e di un modo particolare di vivere la storia: la stessa Ferrara che affiora in certi quadri di De Chirico. | |
1957 | Elsa Morante | L’isola di Arturo | Storia di una iniziazione alla vita attraverso tutti i suoi misteri, dai più luminosi ai più torbidi, il romanzo racconta infatti la formazione e il passaggio dall’infanzia all’età adulta del protagonista Arturo, la cui crescita e scoperta del mondo saranno dolorose ma necessarie. Lo scenario incantato in cui Arturo si muove, quell’isola ricordata nel titolo, è l’incantevole e selvaggia Procida, uno scoglio adagiato in mezzo al mare che con la sua natura incontaminata diventa protagonista allo stesso modo dei personaggi che agiscono sul suo sfondo. | |
1958 | Dino Buzzati | Sessanta racconti | Buzzati raccolse alcuni dei suoi scritti più significativi nella raccolta Sessanta racconti, nel 1958. Tutti i temi della sua produzione letteraria vengono qui indagati: dalla paura per l’ignoto, all’amore per la montagna, dalla solitudine al rapporto problematico con la religione. Le sue storie tendono a trasfigurare il quotidiano in chiave simbolica e fantastica, mediante un’anomalia, un caso curioso, un effetto a sorpresa. L’elemento soprannaturale non è un modo per evadere dalla realtà ma è, al contrario, uno strumento efficacissimo per decifrarla; una lente deformante - ma rivelatrice - che mette a fuoco le nevrosi dell’uomo moderno. Un marcato pessimismo permea quasi tutti i racconti; una visione dolente dell’uomo e del suo destino che non lascia posto a messaggi consolatori. | |
1959 | Giuseppe Tomasi di Lampedusa | Il Gattopardo | Sontuoso, barocco, irripetibile classico elegiaco, noto anche per la versione cinematografica di Visconti. Don Fabrizio, principe di Salina, all’arrivo dei Garibaldini, sente inevitabile il declino e la rovina della sua classe. Approva il matrimonio del nipote Tancredi, senza più risorse economiche, con la figlia, che porta con sé una ricca dote, di Calogero Sedara, un astuto borghese. Don Fabrizio rifiuta però il seggio al Senato che gli viene offerto, ormai disincantato e pessimista sulla possibile sopravvivenza di una civiltà in decadenza e propone al suo posto proprio il borghese Calogero Sedara. Non solo un romanzo storico, ma una lucida considerazione sul modo in cui gli uomini “corteggiano la morte”. | |
1960 | Carlo Cassola | La ragazza di Bube | Pubblicato nel 1960, il romanzo è soprattutto la messinscena del conflitto fra le esigenze dell’amore e quelle della politica, tra il privato e il sociale. Un elemento considerato scandaloso, questo mischiare la frivolezza e privatezza dell’amore profano, intriso persino di erotismo, con la gravità sacrale della Resistenza, una scelta che procurò a Cassola non poche critiche e ostracismi quando uscì il romanzo. Mara, sedicenne istintiva, indipendente, fiduciosa nella propria bellezza, vive una storia con Bube, emaciato, timido, alle spalle un’infanzia misera, senza padre, spirito ribelle con una certa propensione alla violenza, che è stato partigiano e continua a girare armato di rivoltella. Li separa un delitto. Di qui una storia di fughe, ricongiungimenti e soprattutto di esplorazione del dolore. | |
1961 | Raffaele La Capria | Ferito a morte | E’ la storia di Massimo De Luca, giovane napoletano “bene”, di cui si racconta il passaggio della linea d’ombra dalla giovinezza, vissuta durante la seconda guerra, fra battute di pesca nello specchio d’acqua davanti Palazzo Medina e Nisida, in caccia di orate, le cui epiche dimensioni saranno raccontate nelle infinite discussioni al Circolo nautico, o al bar Middleton insieme ai suoi amici e ai familiari – un unico coacervo di umanità vivida che sa di sugo e pastiera - alla maturità trascorsa amaramente lontano da Napoli. Punto di svolta della sua vita, attorno al quale il passato e il presente ruotano con traiettorie concentriche, che si avviluppano continuamente su se stesse, è una grande occasione mancata: l’amore irrinunciabile e perduto per la bellissima Carla Boursier. | |
1962 | Mario Tobino | Il clandestino | Il romanzo è ambientato a Medusa, in cui si riconosce Viareggio: le vicende iniziano il 25 luglio ‘43 con l’annuncio della caduta del fascismo, quando un gruppo clandestino di ventenni decide di agire, organizza un comizio nella piazza principale e fa stampare dei volantini. Finiranno incarcerati, ma solo per breve tempo e soprattutto quello “strano carnevale” di quarantacinque giorni preparerà la situazione ben più grave dell’8 settembre ‘43, quando la lotta si farà più seria e difficile. Ma non è l’ideologia a trionfare in questo romanzo, sono la passione, l’umanità, il sorgere di solidarietà nuove tra le miserie e la devastazione della guerra, la capacità di scegliere, la freschezza di animi infiammati dal desiderio di libertà opposti alla tetraggine della dittatura. Un contesto in cui ci si richiama alla pura consolazione di “combattere per il Bene”. | |
1963 | Natalia Ginzburg | Lessico famigliare | “Lessico famigliare” è un lavoro di pura, nuda, scoperta e dichiarata memoria, oltre che l’opera più conosciuta di Natalia Ginzburg. “Non so se sia il migliore dei miei libri: ma certo è il solo libro che io abbia scritto in stato di assoluta libertà”: così l’autrice ne ricorda la genesi. Attraverso la voce narrante di Natalia sono ricostruite le vicende della famiglia ebrea nella Torino tra gli anni Trenta ed i Cinquanta. La rievocazione delle vicende dei propri cari si accompagna alla riproduzione fedele del linguaggio, che è quanto di più intimo nella vita di una famiglia. Il linguaggio, evocativo ed allusivo, diventa lo strumento conoscitivo per ripercorrere esperienze comuni in una giostra che tiene insieme periodi storici differenti, attraverso un continuo gioco di richiami che tiene insieme le storie quotidiane e la Storia. | |
1964 | Giovanni Arpino | L’ombra delle colline | L’ombra delle colline è del 1964 e racconta il ritorno alle origini del protagonista: a Bra, alla famiglia d’origine, all’adolescenza, al difficile rapporto con il padre ufficiale dell’esercito, alle sbandate avventure prima ai margini della lotta partigiana, poi come volontario nella Repubblica Sociale a La Spezia, infine di nuovo e definitivamente presso i partigiani delle prime colline delle Langhe. Il romanzo vuole essere un rito di liberazione dal peso di esperienze contraddittorie e a tratti atroci. Ma il viaggio all’indietro non è la motivazione di un rinnovamento, di un’uscita dall’ordine e dall’inerzia del presente: anzi, prende corpo un senso di cupa paralisi: “tu la sai la confusione d’età che hai dentro, i pensieri incauti di adolescente che si sfarinano contro la stanchezza del vecchio già pronta ad invaderti fino alle unghie, e li senti i grani di polvere nel motore, che stridono, gli fanno perdere colpi…” | |
1965 | Paolo Volponi | La macchina mondiale | E’ il secondo romanzo di Volponi, pubblicato nel 1965 con Garzanti. Il protagonista, Anteo Crocioni, è un contadino autodidatta che scrive un trattato pseudoscientifico nel quale sostiene che ogni cosa organica (quindi anche l’uomo) deriva in origine dalla invenzione di antichi automi-autori che poi si sono estinti o sono emigrati in altri pianeti, da dove forse seguono le sorti di noi terrestri, che abbiamo il compito di evolvere di continuo, superando gli stessi creatori e giungendo così a costituire una società fondata sull’amicizia e non sul sopruso. Come ebbe a dire Pasolini, il personaggio somiglia a un Don Chisciotte anarchico, perché è fatale che la bizzarria delle sue idee si scontri con tutti i micro (i familiari e i vicini) e i macro (la Chiesa e gli organi dello Stato) poteri che costringono gli uomini a vivere con paura e altri sentimenti meschini. Nel meccanicismo e nell’utopismo seicenteschi, oltre che nel poeta Lucrezio, possiamo trovare le fonti dottrinali delle idee di Anteo. | |
1966 | Michele Prisco | Una spirale di nebbia | Fabrizio Sangermano, figlio di una sorta di boss del quartiere, spara a sua moglie durante un pomeriggio di caccia. Delitto volontario o semplice accadimento? Dall’episodio, che non avrà una conclusione certa, nasce una tela intricata di confronti tra i personaggi legati al principale. Negli anni in cui un altro scrittore napoletano, Domenico Rea, racconta la città e i suoi abitanti da un altro punto di vista (i napoletani di Rea sono popolani emarginati, espressione di una città che non regala nulla, indaffarati quasi unicamente a cercar cibo), Prisco riferisce di una Napoli borghese, ricca ma prigioniera di un proprio circuito mentale. Qualcuno ha detto che i personaggi di Rea chiacchierano e gridano, quelli di Prisco riflettono ed arzigogolano fino all’usura dei propri sentimenti. | |
1967 | Anna Maria Ortese | Poveri e semplici | Poveri e semplici è un lungo addio commovente alla ragazza di rischio e di speranza che l’autrice era stata al suo arrivo a Milano, la Bettina del romanzo che si muove con grazia e goffaggine nel gruppo di intellettuali e artisti e comunisti che costituiscono il coro dell’opera. Con loro e tra di loro scopre l’amore nel suo aspetto tremendamente bello, ma anche un po’ingenuo. La Grande Milano è il rovescio di Napoli: è la città in cui è previsto che non il silenzio e il sonno, ma la voce e la veglia della ragione siano destinati a trionfare. Per questo è una città che la scrittrice ha voluto raggiungere, nella quale ha cercato la vita civile che il Sud abbandonato del dopoguerra le negava, ha tentato l’impegno politico e professionale, ha inseguito la partecipazione. Se Napoli era la città dell’ illusione e della miscredenza, Milano era la città della realtà e della fede. Ma Milano è anche la città dove «tutto è in vendita» e Bettina si accorge di non voler essere un ingranaggio in quella economia. | |
1968 | Alberto Bevilacqua | L’occhio del gatto | Parla più di ogni recensione o critica, l’incipit del romanzo: “Ho sempre creduto nell’ironia. Questa allegra fame di ciò che agli uomini appartiene e di cui gli uomini non si accorgono, è stata da sempre nella mia coscienza delle cose. Anche la storia che seguirà credo ne sia una prova. Essa ha per me il significato di una bellissima beffa - la migliore che mi sia mai riuscita - nei confronti di due esseri umani nei quali vedevo zoppicare il mondo”. | |
1969 | Lalla Romano | Le parole tra noi leggere | “Le parole tra noi leggere”, ispirato ad un verso di Eugenio Montale, da cui è tratto il titolo, ottenne parole lusinghiere dello stesso poeta: “Se c’è ancora qualche lettore capace di amare una poesia incapace di esibirsi come tale, questo è un libro che può fare per lui”. L’amore di una madre per il figlio è al centro della vicenda, un rapporto difficile, appesantito dall’incomunicabilità. La madre è colei che dice “io” nel romanzo, una donna che con impietosa analisi ricostruisce i propri conflitti con il figlio Piero, dall’infanzia al momento del distacco. Un’indagine inquieta, che resta sospesa: estraneo da bambino, da adolescente e da grande, il figlio non si fa comprendere dalla madre, di cui rifiuta la cura. | |
1970 | Guido Piovene | Le stelle fredde | Il filo esilissimo dell’irrealtà lega la rarefatta materia di quest’opera. La campagna è l’astratto perimetro del racconto, da quando il protagonista è costretto a rifugiarsi in una capanna dopo un’accusa di omicidio (l’intreccio è quello di un giallo del tutto pretestuoso). Gli stessi personaggi principali si comportano in modo ambiguo, come se gli eventi in cui si trovano coinvolti li toccassero solo marginalmente. Compaiono figure verosimili, ma stranianti, oblique. L’apparizione che più colpisce è quella di un Dostojevski ritornato da un aldilà freddo e surreale, diverso da qualsiasi visione religiosa o laica che la comune immaginazione ci fornisce di solito. Piovene di proietta in un luogo inquietante, denso di misteri metafisici irrisolti, di ansie, di continuo terrore sospeso ed aleggiante su un mondo limbico, sempre uguale a se stesso. | |
1971 | Raffaello Brignetti | La spiaggia d’oro | “Il primo fu un giorno forte e armonioso. La goletta andava, vele a dritta. Filava, il maestrale la inclinava: lo scafo si risollevava e intanto aveva corso una parte; tornava, sotto il vento, basso sulla destra, risaliva, percorreva un’altra misura. Per un poco la schiuma era stata quasi pari al bordo; poi il bordo era tornato alto e la schiuma rotta, spersa nella scia e in questa subito cancellata, richiudendosi in mare. Il cammino proseguiva uguale e vario continuamente”. La maggior parte dei romanzi di Brignetti hanno come argomento o come sfondo il mare ma, sono caratterizzati non tanto dal gusto dell’avventura o del pittoresco, quanto piuttosto da un sottile senso di mistero e di ansia. Essi narrano casi curiosi e tragici in cui il mare sembra farsi strumento di un destino doloroso e beffardo. | |
1972 | Giuseppe Dessì | Paese d’ombre | Paese d’ombre si presenta come un romanzo storico, una sorta di saga familiare che vede come protagonista Angelo Uras e la sua numerosa famiglia: sua madre Sofia Correli, le sue due mogli, la figlia maggiore e gli altri figli, infine il nipote prediletto Marco, dietro al quale si cela lo stesso autore. Il romanzo in effetti, pregno di riferimenti autobiografici è una sorta di omaggio alla genealogia familiare, un tributo all’autentica figura del nonno dell’autore, Giuseppe Pinna Curreli, sindaco di Villacidro, tradizionalista non ottuso e modernizzatore oculato del piccolo centro campidanese, ai piedi del monte Linas. Il romanzo offre l’occasione di dipingere un affresco della Sardegna a cavallo fra il XIX e il XX secolo e di accennare ad alcuni degli eventi che, a giudizio dell’autore hanno segnato il destino dell’isola (la legge delle chiudende, lapiemontesizzazione..). | |
1973 | Manlio Cancogni | La Gioventù | La gioventù è idealmente l’età degli impulsi generosi, dei nobili sentimenti, della fiducia nell’avvenire, del sacrificio e del coraggio. Ad essa seguono, quasi inevitabili, l’adattamento, l’accettazione, non di rado la rinuncia. Storicamente la gioventù di questo romanzo è quella degli anni successivi alla prima guerra mondiale che a Torino crebbe e si espresse intorno a Piero Gobetti. E Torino ne è lo sfondo: la Torino tormentata dai moti operai e dall’arroganza delle camicie nere, ravvivata dallo spirito battagliero di una gioventù precoce che, con la prova della guerra, matura per serietà e onestà, conosce slancio umanitario e abnegazione. L’avventura intellettuale di questi giovani comincia sui banchi di scuola, al liceo; prosegue nelle aule universitarie e nelle strade che saranno poi testimoni della violenza fascista. | |
1974 | Guglielmo Petroni | La morte del fiume | La morte del fiumea è un libro dedicato al malinconico, funesto appassimento del nostro amore per la natura. Ma, come ha scritto Arnaldo Colasanti, è anche “un forte romanzo sul congedo dalla vita: la vecchiaia e la giovinezza finalmente si uniscono; Sante e Stefano, la gita a Viareggio, la Zita, il mercato, l’acqua lenta del canale, chiudono l’oro del tramonto nella luce delle prime albe, le albe dell’adolescenza. La vita resta confusa ma libera. Dal fondo delle cose, che rimarranno per sempre inenarrate, riemerge il più grande segreto: “non c’è nulla della realtà che sia banale e fine a se stesso”. La letteratura non è che questo.” | |
1975 | Tommaso Landolfi | A caso | “A caso” è una raccolta di racconti – tredici – che possono essere suddivisi in tre gruppi: i primi due vincolati alle tematiche dell’omicidio; dal quarto al decimo si vira sulle tematiche dell’impotenza, del voyeurismo e del tradimento; infine, si va a bastonare la retorica patriottarda o lo Stato, in generale. A fare da interludio, la blasfemia del terzo racconto, “Rugiada d’oro”. Il libro conferma il giudizio complessivo che Italo Calvino diede dell’autore: «Il rapporto di Landolfi con la letteratura come con l’esistenza è sempre duplice: è il gesto di chi impegna tutto se stesso in ciò che fa e nello stesso tempo il gesto di chi butta via.». La personalità da dandy inattuale e anti-borghese di Landolfi qui si muove sul crinale di un erotismo senza freni, che ambisce a scandalizzare il lettore comune. | |
1976 | Fausta Cialente | Le quattro ragazze Wieselberger | In una incantevole Trieste fino Ottocento, vivificata dall’aria mitteleuropea e dalla bora dell’irredentismo, si muovono, aggraziate e come consapevoli di un loro tragico destino, le quattro sorelle Wieselberger. Appartengono a una “giudiziosa, benestante famiglia” della buona società. Ad una delle quattro sorelle può capitare di danzare, una sera, con il signor Ettore Schmitz, industriale in vernici sottomarine, non ancora diventato il grande Italo Svevo. Narrando la loro storia, che è poi quella della sua ramificatissima famiglia, Fausta Cialente racconta mezzo secolo di storia italiana, in una prospettiva rivelatrice. Getta una luce nuova ed inquietante su certi fautori “liberalmassoni di destra” dell’irredentismo triestino, che non solo liquidavano in termini razzisti la questione slovena, ma intendevano applicare analoghe discriminazioni nei confronti dei lavoratori, escludendoli dal governo della città, quando fosse “diventata italiana”... | |
1977 | Fulvio Tomizza | La miglior vita | Il vero protagonista del romanzo è un villaggio istriano di confine, Radovani, e della sua comunità, filtrata dal punto di vista del suo sagrestano, Martin Crusich, testimone e cronista lungo tutto l’arco della sua vita dei fatti minuti quanto dei grandi avvenimenti della Storia. Crusich vive in una società arcaica e contadina travolta da due guerre mondiali e lacerata da frequenti mutamenti di organizzazione politica. La vicenda individuale del sagrestano abbraccia tre quarti del Novecento, ma attraverso i registri parrocchiali da lui consultati si allarga a ben tre secoli di Storia. La piccola comunità, geograficamente marginale, composta da diverse etnie, è unita dai suoi riti atavici, sconvolta dai dolori della Storia, dall’iniziale dominazione asburgica all’Italia e infine alla Jugoslavia , tra esodi volontari e forzati, dominazioni, religioni, appartenenza a fazioni diverse e contrapposte.. | |
1978 | Ferdinando Camon | Un altare per la madre | Il romanzo è la conclusione ideale di quello che Camon ha intitolato «il ciclo degli ultimi», in cui un mondo contadino immobile da sempre rivive nella sua miseria e grandezza. Da questa matrice terrestre l’autore approda ora, per trasfigurazione di amore, mediazione di memoria e per virtù di poesia, a un sentimento dell’immortalità che trova il suo simbolo e segno nell’altare di rame costruito per la madre. E’ il padre che lo erige, ma è il figlio che ne registra la nascita, costruendo a sua volta un «altare di parole», il libro appunto, che consentirà alla madre di «smettere di morire». Dolcissima testimonianza d’amore, è questo un romanzo che potrà essere letto e sentito a diversi livelli, ma che soprattutto coinvolge con un’intensa religiosità di timbro tolstoiano. Una scrittura compatta e tesissima, epica ed elegiaca, dà al libro la severa unità delle opere che restano. | |
1979 | Primo Levi | La chiave a stella | Quando la raccolta usci l’autore dichiarò: «Questa è un po’ la mia opera prima: quando ho scritto gli altri libri, avevo un’altra professione, facevo il chimico. Ma da un anno e mezzo scrivo soltanto. La chiave a stella è il mio primo lavoro professionale». Protagonista di gran parte dei quattordici racconti è Tino Faussone, un montatore specializzato nella costruzione di gru, ponteggi e tralicci, che racconta all’autore le avventure capitategli nel corso delle varie missioni di lavoro. Faussone offre, nella concretezza dei suoi ricordi, «un bel fatto». L’autore poi, «se proprio lo vuole raccontare, ci lavora sopra, lo rettifica, lo smeriglia, toglie le bavature, gli dà un po’ di bombé e tira fuori una storia; e di storie, ben che sono più giovane di lei, me ne sono capitate diverse». Un percorso straordinario nel cuore della materia, che induce Levi a scoprire le analogie tra il ruolo di scrittore e quello di chimico. | |
1980 | Vittorio Gorresio | La vita ingenua | Con l’appoggio di ricordi personali, memorie e documenti conservati per due secoli di generazione in generazione, l’ultimo discendente di una vecchia famiglia piemontese – tipica per la sua composizione, tutti militari od ecclesiastici dal Settecento in poi – ricostruisce una storia, tratteggia un ambiente, raffigura un costume: ingenuo, nel senso antico della parola, vale a dire nobile. | |
1981 | Umberto Eco | Il nome della rosa | Pur presentandosi come un giallo, o come un romanzo storico ad una lettura superficiale, il libro è in realtà costruito attraverso una passeggiata in fitti boschi narrativi, in cui si incontrano Joyce, Conan Doyle, Borges, Tommaso d’Aquino: è, in un certo senso, un libro fatto di altri libri, un testo fatto di altri testi. Il nuda nomina tenemus del noto motto riconosce la scissione, in cui l’uomo abita, tra le cose e i segni che servono a indicarle, ma si interroga sulle condizioni di ricerca della verità. | |
1982 | Goffredo Parise | Sillabario n.2 | Rari sono gli scrittori che come Goffredo Parise sanno fermare nell’esemplarità dell’immagine poetica la felicità dell’esistere, la complicità dei paesaggi e delle stagioni, la golosità che si appropria di colori, sapori, odori: in una parola, l’esultanza della percezione. Le storie familiari e fiabesche che compongono questa autobiografia indiretta evocano una continua iniziazione, quale che sia l’età anagrafica dei personaggi: i momenti di quasi insostenibile intensità che l’alchimia della memoria farà emergere come significativi solo a distanza di molti anni, rivelandoli finalmente per quello che sono, le esperienze semplici e fondamentali che fanno una vita, che sono la vita. | |
1983 | Mario Pomilio | Il Natale del 1833 | Il Natale del 1833 prende avvio dall’omonima lirica del Manzoni, abbozzata quasi di getto sull’onda del dolore causatogli dalla morte della prima moglie e rimasta incompiuta nonostante i ripetuti tentativi di terminarla. Il protagonista è proprio lui, Manzoni, esplorato nel suo dramma d’uomo e in una “crisi di fede entro la fede”, divenuta crisi creativa e preludio al suo silenzio di scrittore. Pomilio, mentre ne ricrea la vicenda in un libero gioco di verità e di invenzione, d’utilizzazione di documenti reali e di fonti immaginarie, ci offre un Manzoni più vero, forse, del vero, facendone in realtà la metafora di una condizione: quella dell’artista diviso nell’intimo tra sfide poetiche e ritrosie morali fino a mancare un possibile capolavoro. | |
1984 | Pietro Citati | Tolstoj | La vita intrecciata all’opera – l’una e l’altra smisurate come il cielo – di Tolstoj, che Federico Fellini giudicò così: «La sensazione più seducente, leggendo il libro, è quella di assistere al lavoro di un orafo, di un maestro orologiaio, che nel suo laboratorio silenzioso smonta e rimonta, per la nostra gioia, meccanismi complicati, ingranaggi delicatissimi, senza mai smarrirsi fra le mille rotelle e senza mai disperdere l’incanto immenso che da quelle macchine promana. Un miracolo». | |
1985 | Carlo Sgorlon | L’armata dei fiumi perduti | La casualità della storia o il suo disegno provvidenziale fecero affluire in Friuli, nell’estate del 1944, un’armata di cosacchi. A questo pittoresco esercito di uomini, donne, bambini, cammelli, cavalli, scimitarre, tende ed icone, a questa fiera e primitiva popolazione di antistalinisti, raccolta nella Bielorussia, i tedeschi avevano promesso una patria provvisoria nella Kosakenland friulana. L’incredibile odissea cosacca sostò per circa un anno in quelle aspre valli guerreggiate da impazienti partigiani e insanguinate dalla tracotanza dei tedeschi ormai prossimi alla resa. L’illusione della patria ritrovata finì tragicamente: gli alleati, impegnati a restituire ai russi il popolo disertore, lo avviarono verso i campi di prigionia austriaci; ma gli orgogliosi cosacchi preferirono in gran parte il suicidio a questa sorte. | |
1986 | Maria Bellonci | Rinascimento privato | Con Rinascimento privato l’autrice scrive la storia di Isabella d’Este, donna dall’intelligenza acutissima e pronta, astuta e manipolatrice, che sposa sedicenne di Francesco Gonzaga, diventa la marchesana di Mantova inaugurando il proprio regno nel 1490. Il periodo storico vede le promesse d’indipendenza e di pace dei singoli regni italiani sgretolarsi sotto i colpi del re di Francia e dell’imperatore tedesco. Il Ducato di Milano viene invaso dai francesi e Ludovico il Moro fatto prigioniero. Su questa triste nota si apre il libro di Maria Bellonci. | |
1987 | Stanislao Nievo | Le isole del paradiso | ‘Il libro è il racconto di un’avventura, una vera epopea, avvenuta nel tentativo di fondare una patria in un’isola della Melanesia, non lontana dalla Nuova Guinea; ed è, nello stesso tempo, la cronaca romanzesca della ricerca, da parte dell’autore, degli effimeri segni storici che quell’epopea ha lasciato nei luoghi in cui si svolse e in quelli di origine dei suoi protagonisti” (Carlo Sgorlon). | |
1988 | Gesualdo Bufalino | Le menzogne della notte | Una testimonianza dell’”inverosimiglianza della vita”. La storia è quella dell’ultima notte che un gruppo di condannati a morte per lesa maestà trascorre su un’isola penitenziaria borbonica. ll barone di Letoianni, Corrado Ingafù, è un gentiluomo di corte in là con gli anni; il poeta Saglimbeni, sedicente poeta; Agesilao è un soldato di trent’anni di “natali bastardi”; Narciso Lucifera è il più giovane. I quattro sono legati dall’appartenenza ad una setta segreta, alla cui guida è un misterioso Padreterno di cui non sono disposti a rivelare l’identità, nemmeno sotto tortura. Prendono così corpo, nella cornice narrativa principale, quattro abbozzi di romanzo con storie di passioni, entusiasmi rivoluzionari, morti, amori, violenze. Bufalino disegna un’amara parabola, in uno stilo ipnotico, sugli inganni degli uomini, che sono “inesistenze parventi sul palcoscenico d’una pantomima di cenere”. | |
1989 | Giuseppe Pontiggia | La grande sera | Un pomeriggio di giugno, in una metropoli, un professionista sparisce senza lasciare tracce, gettando nell’angoscia le persone a lui care. Prende così avvio un coinvolgente romanzo, che non è solo la ricostruzione indiretta dello scomparso, probabilmente fuggito per iniziare una nuova vita, ma soprattutto la storia degli “altri” che reagiscono in modi vitali e imprevedibili a questo evento inesplicabile. | |
1990 | Sebastiano Vassalli | La Chimera | E’ una storia ambientata nel ‘600, in un paese, Zardino, che non esiste più. Un fatto realmente accaduto, il processo a una presunta strega che si conclude con la sua condanna al rogo, diventa il pretesto per un esame più approfondito di una società tanto lontana nel tempo da apparire quasi irreale, ma purtroppo vera, una composita umanità schiava dei potenti e della Chiesa, ma prima ancora prigioniera di se stessa, delle sue paure. Quella di Vassalli è una discesa nell’inferno buio, in cui si assiste all’inevitabilità del morire: “Infine, uno dopo l’altro, morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese; e questa, sfrondata d’ogni romanzo, ed in gran sintesi, è la storia del mondo”. | |
1991 | Paolo Volponi | La strada per Roma | Il romanzo racconta con convulsa inquietudine testimoniale la storia di un giovane che nell’Italia degli anni Cinquanta vive il proprio sofferto distacco dall’abbraccio caldo della provincia e dagli ideali della giovinezza e imbocca “la strada per Roma” per diventare finalmente adulto. Sono gli anni torbidi che segnano il passaggio dalla povertà del dopoguerra alle illusioni del miracolo economico; fra vocazione e attesa, ingenuità e cinismo, nell’intrico di amori vissuti in modo veloce e rabbioso, c’è l’ambiguità tragica di tutta una generazione e di una società che ha visto morire a poco a poco le passioni e le speranze nate subito dopo la guerra. | |
1992 | Vincenzo Consolo | Nottetempo, casa per casa | La genesi del fascismo vista da un paesino della Sicilia, Cefalù. Personaggi storici veri si alternano a personaggi di invenzione che, come dice Manzoni, che debbono avere “il colore del tempo”. Al centro, la vicenda della famiglia Marano, costretta a convertirsi dall’ebraismo al cattolicesimo, oltre a subire il passaggio di classe da lavoratori dei campi a nucleo di piccoli possidenti, Questa mutazione da contadini a proprietari terrieri li porta a dover ubbidire alle regole della piccola borghesia: avviene una mutilazione sentimentale, che il protagonista crede di risolvere con l’adesione agli ideali socialisti egualitari. | |
1993 | Domenico Rea | Ninfa plebea | Nel 1943, a Nofi, un immaginario paesello del Salernitano situato in zona collinosa, conduce una vita tranquilla Miluzza, un’adolescente semplice e spontanea, ma curiosa di tutto e vitalissima. La madre Nunziata è donna sensualissima e piacente (il marito, Gioacchino, è al corrente di essere tradito ma, timido, fa solo proteste e allusioni). La ragazza, negli scherzi con le amiche, con un soldato, nei rapporti con il parroco, sfiora il primo erotismo da “Lolita”. La tenera Miluzza finisce presto additata da tutti quando, assunta in una fabbrica, subisce le angherie di un principale eternamente in foia. Per Miluzza è il crollo del suo mondo ancora infantile. | |
1994 | Giorgio Montefoschi | La casa del padre | La casa del padre di Giorgio Montefoschi inizia con un trasloco, o meglio: con un tentativo di recupero della memoria. Dell’integrità familiare. Alla ricerca di un tempo ormai perduto, perché poi la vita, nel tentativo che ognuno farà per compiersi, sarà forse una continua spoliazione. Smarrire cose, certezze, illusioni, speranze. A ogni svolta e diramazione. E la casa del padre, ciascuna abitazione, non potrà mai essere un approdo sicuro: non per Pietro Bellelli, non per i suoi genitori e neanche per suo figlio Mario. Non mancano excursus sull’élite letteraria romana. | |
1995 | Mariateresa Di Lascia | Passaggio in ombra | Solitario come un’autobiografia e corale come una saga familiare, questo vigoroso e insieme delicato romanzo intreccia le storie di una comunità e i destini dei suoi componenti attraverso lo sguardo di una donna che, per scongiurare la follia sprigionata dal dolore, si affida al potere rasserenante della memoria. Riemergono allora, in un accorato fluire di ricordi, la madre Anita, il padre Francesco, la zia Peppina, il cugino Saverio... Sullo sfondo di un Sud tanto avvolgente e aspro quanto vitale e dolce, Chiara guida, da una vecchiaia vissuta fuori dal tempo nel turbinare dei suoi fantasmi, lungo gli aspri sentieri della sua esistenza. | |
1996 | Alessandro Barbero | Bella vita e guerre altrui di Mr Pyle, gentiluomo | Napoleone minacciava il traballante Sacro Romano Impero dei tedeschi, i prussiani tramavano con tutti alle spalle di tutti, gli inglesi si infuriavano, e dalla lontana America un Congresso perplesso manda un giovane gentiluomo a cercare di capirci qualcosa, ovverossia a fare diplomaticamente la spia nelle corti europee. Scritto miracolosamente giorno dopo giorno, sui tavoli delle locande, alla luce delle candele, o in strada, su uno scrittoio portatile, tra incontri con Goethe, Fichte e il re di Prussia e frettolosi amori con cameriere e dame compiacenti, questo è il diario di un viaggio così vero da sembrare una mistificazione perfetta. | |
1997 | Claudio Magris | Microcosmi | Protagonisti sono gli uomini, ma anche gli animali, gli abitanti dei caffè o delle isole, l’orso del Monte Nevoso e il cane abbandonato nella laguna, rivoluzionari indomiti e dimenticati, infatuazioni e manie di personaggi che hanno perso la loro esistenza come una partita a carte. Protagonisti sono anche le pietre e le onde, la neve e la sabbia, le frontiere, un’inflessione della voce o un gesto inconsapevole... Diversi fili conduttori tessono la trama del libro e accompagnano il lettore, quali immagini o figure ricorrenti: i rapporti fra paesaggi e senso del tempo, l’identità e la sua incertezza, l’amore, il continuo attraversamento di confini d’ogni genere, l’ombra della morte. | |
1998 | Enzo Siciliano | I bei momenti | Un romanzo pensato e scritto come una composizione, in cui la melodia lascia spazio alle parole di coloro che subirono il potere del genio mozartiano. Sulle tante voci domina quella appassionata di Constance Weber, moglie di Mozart, cui Siciliano affida il compito di ricreare la leggenda del compositore. | |
1999 | Dacia Maraini | Buio | Buio è una raccolta di racconti ispirati a storie tragiche del nostro tempo, di dolore, sopraffazione, solitudine, stupri e violenza d’ogni sorta. Collante dell’intera narrazione è la figura di Adele Sòfia, la commissaria che, masticando con aria apparentemente distratta i suoi pesciolini di “liquirizia”, riesce sempre a trovare il bandolo della matassa e a giungere alle chiavi del mistero-misfatto. | |
2000 | Ernesto Ferrero | N. | L’uomo grassoccio che sbarca, nel maggio 1814, all’isola d’Elba sembra un commerciante qualsiasi: è Napoleone Bonaparte. Tra gli elbani che lo accolgono diffidenti e curiosi c’è Martino Aquabona, un letterato che non si rassegna all’inumanità degli uomini e che da anni cerca di decifrare il mistero dell’Eroe, o dell’Orco, che ha sconvolto l’Europa. Nominato bibliotecario dell’Imperatore, Martino diventa testimone e interprete dello strano interludio dei 300 giorni e dell’intera parabola napoleonica, di cui cercherà di deviare il percorso con un gesto estremo. Le sue memorie sono il dialogo su due modi di vivere: modificare il mondo attraverso l’azione eroica, o cercare di dargli un senso attraverso la scrittura. | |
2002 | Margaret Mazzantini | Non ti muovere | Timoteo, stimato chirurgo e padre amorevole, a seguito di un grave incidente stradale occorso alla figlia Angela, viene catapultato in una dimensione nuova, estranea ai suoi canoni di vita e di pensiero, che lo porta a prendere coscienza del fatto che il dolore va più in fretta della vita. Mentre la figlia viene operata al cervello, Timoteo sprofonda in riflessioni e ricordi sulla propria vita, in particolare comincia un racconto, sepolto da anni nella sua mente. Mentre continua a raccomandare ad Angela di non mollare, di non farsi sfuggire la vita, ripetendole «non ti muovere», inizia il suo viaggio nei ricordi, vuole raccontarle tutto. Anche dell’esistenza di una donna, un amore che lo ha cambiato profondamente, lo ha messo a nudo, gli ha fatto capire quanto gli uomini possano essere vili dietro l’apparente perfezione delle loro vite. | |
2003 | Melania G. Mazzucco | Vita | New York, 1903. Nella città delle occasioni, in cui sbarcano dodicimila stranieri al giorno, in cui gli italiani sono aborriti come alieni superstiziosi e criminali, approdano da un minuscolo paese sul Garigliano, in provincia di Caserta, due ragazzini di dodici e nove anni: Diamante e Vita. Lui è taciturno, orgoglioso e temerario; lei istintiva, gelosa e dotata della misteriosa capacità di spostare gli oggetti. In una caotica pensione di Prince Street, nel ghetto italiano di Downtown li aspettano il padre di lei con la sua nuova compagna, Rocco, Geremia e Coca-Cola, tre ragazzini che si sono giurati eterna amicizia e, soprattutto, l’America. | |
2004 | Ugo Riccarelli | Il dolore perfetto | Il dolore perfetto è un romanzo di ampio respiro che, attraverso la storia di due famiglie, racconta, dal punto di vista delle vicende personali e private dei personaggi, la storia del nostro paese degli ultimi centocinquanta anni. Narra le vicende di un maestro idealista, anarchico, che arriva dal Sud e va a insegnare in un piccolo paesino della Toscana, dove incontra e si innamora di una vedova, dalla quale avrà dei figli, dai nomi emblematici di Cafiero, Libertà, Mikail e Ideale. L’altra famiglia è quella dei Bertorelli, che sono commercianti di maiali. Le due famiglie rappresentano due anime contrapposte del nostro Paese: una un po’ più idealista e sognatrice, l’altra più concreta, sanguigna. L’Annina, che è figlia dei Bertorelli, e Cafiero, figlio del Maestro, si sposeranno, divenendo il trait-d’union tra queste due anime. Il dolore perfetto è quindi una sorta di romanzo storico, ma anche un’indagine sul senso della vita e sulla consapevolezza della sofferenza nella condizione umana. | |
2005 | Maurizio Maggiani | Il viaggiatore notturno | Uno specialista di migrazioni animali siede su una vetta nel cuore del deserto sahariano: attende il passaggio delle rondini. In quell’attesa, in quel deserto, si lascia contaminare dalla fiera saggezza del popolo dei tagil, fa sua la sapienza della sua guida Jibril, consuma amore mercenario con la berbera Jasmina, ascolta il dimah Tighrizt, poeta itinerante. Da lì, viaggiatore della notte, l’irundologo misura la distanza dal mondo che altrove continua a collassare nel disordine della guerra e racconta a Jibril altre storie di erranze e migrazioni: dell’orsa Amapola sorpresa nelle foreste della Carnia, dell’armeno Zingirian incontrato nel suo cammino, del principe polacco Potocki, e della Perfetta, la donna che va lungo le strade del mondo. | |
2006 | Sandro Veronesi | Caos calmo | Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l’imprevedibile, e tutto cambia. Pietro scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale. | |
2007 | Niccolò Ammaniti | Come Dio comanda | Rino e Cristiano Zena sono padre e figlio, e sono una famiglia, perché la madre se n’è andata e loro vivono soli. Cristiano potrebbe essere un adolescente come tanti, ma è Rino a non essere un padre come gli altri: disoccupato, emarginato, violento, alcolista, tenuto sotto controllo dall’assistenza sociale che minaccia di revocargli la custodia del figlio. Rino tuttavia ama Cristiano e si dedica a lui: con tenerezza, con affetto vero lo educa alla violenza e al culto della forza. Con i suoi amici Danilo e Quattro Formaggi non costituisce soltanto un trio di balordi, ma un vero e proprio clan, appassionato e affettuoso, che si prende cura del ragazzo. Alle loro vicende si intrecciano quelle della ragazzina di cui Cristiano è segretamente innamorato, Fabiana, e della sua amica Marina. | |
2008 | Paolo Giordano | La solitudine dei numeri primi | Alice è una bambina obbligata dal padre a frequentare la scuola di sci. È una mattina di nebbia fitta, lei non ha voglia, il latte della colazione le pesa sullo stomaco. Persa nella nebbia, staccata dai compagni, se la fa addosso. Umiliata, cerca di scendere, ma finisce fuori pista spezzandosi una gamba. Resta sola, incapace di muoversi, al fondo di un canale innevato, a domandarsi se i lupi ci sono anche in inverno. Mattia è un bambino molto intelligente, ma ha una gemella, Michela, ritardata. La presenza di Michela umilia Mattia di fronte ai suoi coetanei e per questo, la prima volta che un compagno di classe li invita entrambi alla sua festa, Mattia abbandona Michela nel parco, con la promessa che tornerà presto da lei. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, saranno il marchio impresso a fuoco nelle vite di Alice e Mattia, adolescenti, giovani e infine adulti. Le loro esistenze si incroceranno, e si scopriranno strettamente uniti, eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano “primi gemelli”: due numeri primi vicini, ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Un romanzo d’esordio che alterna momenti di durezza e spietata tensione a scene rarefatte e di trattenuta emozione, di sconsolata tenerezza e di tenace speranza. | |
2009 | Tiziano Scarpa | Stabat Mater | Di giorno Cecilia suona il violino nell’orchestra dell’orfanotrofio, anonima creatura invisibile dietro le grate metalliche della chiesa. Di notte scrive lettere alla madre che non ha mai conosciuto. Ma un vento primaverile potrebbe scompaginare la sua vita, e i polverosi spartiti delle giovani musiciste: è arrivato un nuovo insegnante di violino e maestro compositore. Ha i capelli colore del rame, il suo nome è Antonio Vivaldi. | |
2010 | Antonio Pennacchi | Canale Mussolini | Canale Mussolini è l’asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l’acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa, cui i figli obbediscono senza fiatare. |
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