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Tra seta e vino: produzione e lavoro nella provincia di Cuneo tra fine 800 e inizio 900

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Filande e trattura serica, lavorazione di lana e cotone, settore conciario ed estrattivo, agricoltura e produzione vinicola, caratterizzano il quadro produttivo della provincia di Cuneo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Fin dal primo decennio post-unitario, la presenza di importanti risorse idriche e l’abbondanza di manodopera portano alla nascita di filande e filatoi, diventati l’attività industriale preminente del territorio. Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento, sui circa 15.000 addetti alle manifatture, sono ben 8.040 quelli impegnati nelle filande.
Le prime iniziative vanno ricondotte alla famiglia Pirinioli, che impianta a Boves uno stabilimento con oltre 5.000 fusi, al cui interno lavorano, alla fine del secolo, un centinaio di operai. A partire dal 1890 sono attivi altri stabilimenti impegnati nella lavorazione di seta e cotone: la filatura di Carrù, a Clavesana, destinata a diventare una delle prime per numero di fusi (30.000 nel 1909) e addetti, la ditta Parodi e Piccardo di  Garessio, la Tessitura di Ceva, le filande Lattes & Cassin, Giorgis e Sartoris a Cuneo, il Filatoio Craponne ad Alba, la filanda Mana & Demartini e il filatoio Cassinis a Saluzzo. E’ però a Piasco che prende vita una delle più grandi realtà produttive della zona: il cotonificio Wild, che conosce un rapido sviluppo occupando, all’inizio del Novecento, 540 operai.
Il lavoro nelle filande è instabile e precario, largamente declinato al femminile, svolto in ambienti insalubri, e raggiunge il proprio picco produttivo nei mesi estivi di giugno, luglio, agosto e settembre quando i fusi impiegano il maggior numero di lavoratrici, licenziate e riassunte con scadenza stagionale. Bassi salari, disciplina ferrea, orari lavorativi estenuanti e pessime condizioni igieniche scandiscono le giornate di donne, ragazze bambine, debilitandole fisicamente e influendo negativamente sulla loro salute.
             Filande e filatoi non sembrano caratterizzare il distretto industriale braidense, nel quale si diffonde l’attività conciaria: nel 1878 sono già 27 i complessi industriali presenti. Una produzione destinata a durare nel tempo e a plasmare l’economia cittadina fino agli anni del secondo conflitto mondiale, prima di andare incontro a un rapido processo di trasformazione. 
Il settore estrattivo ha il proprio fulcro nelle zone di Brossasco, Piasco, Barge e Bagnolo, nelle cui cave di gneiss, una roccia grigia simile al granito, lavorano circa un migliaio di scalpellini sottoposti a ritmi frenetici, condizioni durissime, malattie professionali e scarsa sicurezza, come dimostrano i non rari incidenti mortali causati dal crollo di lastre e detriti. 
Accanto alle industrie, i campi. La piccola e media proprietà contadina porta l’agricoltura ad essere un comparto di notevole importanza all’interno del panorama produttivo della provincia. Coltivazioni caratterizzate dal continuo frazionamento dei poderi, lavorati direttamente dai proprietari nelle zone montane, a mezzadria in quelle subalpine  e da personale dipendente nei fertili terreni della pianura. Vigneti e cantine definiscono invece il panorama territoriale dell’albese, nel quale la produzione enologica si diffonde in maniera puntiforme e dove le piccole aziende vinicole a conduzione familiare convivono con realtà a forte vocazione industriale quali Ceretto, Pio Cesare e Cinzano, i cui prodotti, figli della terra di Langa, conosceranno un successo mondiale.