L'economia nonviolenta
Il modello economico dominante è basato sul dogma della crescita, che viene stimata mediante il PIL (prodotto interno lordo), un indicatore che somma beni e servizi, danni e disservizi prodotti nell'arco di un anno, considerando equivalenti attività che producono benessere e altre che producono malessere.
L'economia nonviolenta si basa su presupposti etici ben diversi, che possiamo riassumere nelle seguenti parole chiave.
Autosufficienza per evitare forme pericolose di dipendenza, ovvero contare sulle proprie forze, per uno sviluppo autocentrato, al fine di garantire il soddisfacimento dei bisogni fondamentali minimi senza dipendere da fonti esterne.
Maggiore unità tra lavoro manuale e intellettuale per produrre valori d'uso e non solo di scambio. Il lavoro è inteso come l’attività normale per vivere, uno strumento di autorealizzazione e di servizio per gli altri.
Non-possesso, non-attaccamento, per diventare liberi dalla paura. Le più elementari esigenze fisiche che oltrepassino il minimo necessario alla sopravvivenza generano questo timore. Ancor più che il possesso, in tutte le tradizioni religiose è considerato negativo l’attaccamento ai beni.
Autogestione dei mezzi di produzione e mutua cooperazione per evitare l' alienazione nei confronti degli altri, di sé e della natura e la perdita di solidarietà prodotte sia dall’economia capitalista sia da quella statale centralizzata.
Eguaglianza e non sfruttamento per il soddisfacimento dei bisogni umani fondamentali, nessuno escluso. “La terra produce abbastanza per soddisfare i bisogni di ciascuno, ma non l’avidità di tutti” e pertanto dobbiamo “scegliere uno stile di vita semplice per permettere agli altri semplicemente di vivere”.
Per realizzare questi obiettivi è necessario prepararsi alla trasformazione nonviolenta dei conflitti per evitare che la lotta tra le classi sociali sfoci nella violenza generalizzata.
Esperienze di economia nonviolenta
In ogni parte del mondo sono in corso iniziative che si richiamano alla semplicità volontaria e traducono in fatti concreti i principi dell'economia nonviolenta.
Esperienze sono quelle relative a singole tematiche: dalla finanza etica (Banca Etica e MAG, banche di mutua autogestione), ai Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), alla rete di botteghe del commercio equo e solidale, alle Città in Transizione, al movimento della decrescita felice, alla campagna Bilanci di Giustizia.
Ogni anno vengono organizzati forum in varie città per far conoscere le iniziative in corso. Uno degli appuntamenti più diffuso è quello della campagna “Fa’ la cosa giusta!“, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili.
Anche il Tavolo delle Associazioni del Cuneese organizza un Forum delle Alternative Possibili al quale partecipano numerose
associazioni locali.





